Scarno. E' l'aggettivo che viene in mente dopo aver visto questo film di Vittorio De Sica. Ridotti al minimo i personaggi: Umberto, la servetta Maria, poi la padrona di casa e una serie di comprimari, e il cagnolino Flaik. Anche l'azione è semplice, lineare così come la recitazione assolutamente al di sotto delle righe. Ma nulla di tutto ciò è un difetto, anzi è proprio l'anima del neorealismo italiano allo stato più puro che, quasi completamente privo di retorica pone la semplice realtà della sofferenza sociale in primo piano. Forse, con uno sguardo retrospettivo,ciò che colpisce è la costanza con cui lo Stato e la società italiana non è in grado di prendersi cura dei propri "ultimi". A dire il vero Umberto non è neanche uno degli ultimi è un ex impiegato statale, la cui pensione non basta più per mangiare e pagare l'affitto. Colpisce comunque, si diceva vedere che, come un filo rosso, la fatica dei pensionati segna tutto la storia della repubblica e dei mal riusciti tentativi sociali. Se lo stato ne esce male, la borghesia ne esce peggio. La padrona di casa è una persona assolutamente spregevole, chiusa nel suo egoismo e nella voglia di godersi i piccoli lussi piccolo-borghesi anche a costo di buttare per strada un vecchio (figuriamoci, ne ha il diritto...). Lo stesso egoismo di tutti gli "amici" di Umberto che alle sue, appena accennate, richieste di prestito opponevano una totale indifferenza.
Un cenno va fatto a Flaik il cagnolino. E' certamente la relazione più profonda che ha Umberto, assolutamente superiore, ad esempio di quella con Maria, pur piena di paterno affetto e calore umano. Nella semplicità, nella linearità del suo comportamento, sembra essere quasi il simbolo della ragionevolezza. Più dei borghesi, ma più anche del suo padrone che nutre per questo cane un amore forse eccessivo, più di Maria che non sa chi è il padre del suo bambino. Sarà per questo che mi è venuta in mente la canzone di Rino Gaetano: " Chi mi dice 'ti amo'? Chi mi dice 'ti amo'? Ma togli il cane, escluso il cane, non rimane che gente assurda, con le loro facili soluzioni".
Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cinema. Mostra tutti i post
lunedì 19 dicembre 2011
domenica 26 luglio 2009
Baciami, stupido
Il messaggio sottilmente amaro, e di serrata critica alla società dello spettacolo, trae la sua forza proprio nel mostrare che l'unico successo possibile è quello materiale, non la realizzazione morale o ideale. anche il marito che sembrava aver difeso con estremo vigore l'onore della "moglie" contro la pretesa della star di comprare una notte di sesso, in realtà da un lato sta difendendo l'onore della prostituta, Polly la bomba (una magnifica Kim Novak), e dall'altro accetta, in ultima analisi, il fatto che la propria moglie si sia concessa per una canzone. Emblematici in questo senso sono anche i due personaggi del benzinaio-paroliere e di Dino il cantante. Sia l'uomo di successo hollywoodiano che il piccolo commerciante della più desolata provincia americana hanno come unico scopo di vita il successo, l'arrivare, senza assolutamente riguardo al mezzo. E sono di fatto gli unici personaggi lineari, che raggiungono il loro scopo senza significative complicazioni.
Insomma, sembra dirci Billy Wilder, non c'è spazio per i buoni sentimenti, che al più, sono facciate che preservano le apparenze buone solo per i preti e la vecchie bigotte. L'etica protestante viene davvero travolto in questo film, perchè da un lato la famiglia non è che una scatola che può venire riempita, svuotata, e messa in un cassetto alla bisogna dall'altro la realizzazione professionale non avviene attraverso il riconoscimento del valore del lavoro ma attraverso la corruzione e la mercificazione del corpo femminile. E allora è davvero un lieto fine? Forse lo è solo per chi accetta il cinismo delle regole che svela Billy Wilder.Per informazioni ulteriori:
Le recensioni su mymovies
La voce su wikipedia
Iscriviti a:
Post (Atom)